Archivi del mese: gennaio 2016

Lamentarsi serve a poco

Sui diversi gruppi facebook che frequento, mi capita spessissimo di leggere lamentele sui prodotti più disparati:

“Ho un problema col mio telefono, come devo fare?”
“Il mio robot da cucina fa uno strano rumore, potete aiutarmi?”
“La borsa nuova mi ha macchiato il giubbotto, come posso rimediare?”

Il più delle volte queste richieste di aiuto esordiscono con parole poco carine e molto scocciate verso la ditta produttrice.

Ok, è giusto chiedere consiglio se c’è un problema, magari qualcuno c’è passato prima di noi e può darci una mano;
ed è comprensibile essere scocciati, ma è inutile lamentarsi tra di noi senza comunicarlo alla ditta produttrice!
Le aziende non sono onnipresenti, non possono sapere tutto dei loro prodotti una volta che sono usciti dalla fabbrica.
È vero che i prodotti vengono testati prima di essere messi in commercio, ma è anche vero che qualche svista può capitare e che un difetto può saltare fuori solo dopo la vendita e se il consumatore si accorge di un errore, di un problema, di un difetto e non lo comunica all’azienda produttrice, questa continuerà a produrre merce difettosa e noi continueremo a comprarla e a lamentarci per i difetti.

Quindi, invece di disperarci e brontolare tra di noi, possiamo ottenere risposte concrete contattando l’azienda di cui ci lamentiamo!

il mio moto è :

Il miglior modo per avere prodotti sempre migliori, è quello di contribuire con una nostra opinione comunicandola all’azienda sia in caso di esperienza negativa che in caso di esperienza positiva.

Il nostro parere è importante

Se un oggetto non funziona, se un indumento delude le nostre aspettative, se un prodotto non è conforme a ciò che promette la casa produttrice, la cosa migliore che possiamo fare è comunicarlo all’azienda che lo produce!

Tutto ciò che acquistiamo viene testato da comuni persone prima di immetterlo nel mercato, nonostante questo, può capitare che si verifichi un errore di fabbricazione, che ci sia una svista, o che il prodotto abbia qualità nascoste e all’azienda, in qualunque caso, farà piacere ricevere un parere in modo da perfezionare il prodotto o da esaltarne maggiormente le qualità.
Vediamola in questo modo: aiutando le aziende a migliorare i loro prodotti, stiamo di fatto migliorando i prodotti che faremo entrare nelle nostre case.

Nel corso degli anni mi è capitato di scrivere a diverse aziende sia quando mi sono trovata particolarmente bene con il loro prodotto, sia quando ho riscontrato problemi.
In entrambi i casi ho notato che le aziende, la maggior parte delle volte, tengono in considerazione l’opinione del consumatore e in alcuni casi ringraziano!

Quando il consumatore migliora un prodotto

Anni fa, quando ancora internet era per pochi, avevo scritto in maniera tradizionale (con carta e penna) a diverse aziende…una di queste era la “Kinder”, avevo i figli piccoli e mi capitava di comprargli l’ovetto; loro, presi dall’entusiasmo di avere la sorpresina, aprivano la capsula mettendola in bocca e schiacciandola con i denti; al periodo la capsula si divideva in due parti e trovai la cosa piuttosto pericolosa, così scrissi all’azienda perché facessero qualcosa prima che qualche bimbo si ritrovasse mezza capsula in gola.

Qualche mese dopo le capsule furono sostituire con quelle attuali che rimangono unite.

Non so se fu la mia lettera (non ebbi mai risposta) ma mi piace credere che forse ho contribuito a migliorare un prodotto scrivendo quella lettera 🙂

Soddisfatti o rimborsati

Qualche anno fa scrissi ad un noto marchio di abbigliamento moderno, avevo un loro smanicato con la lampo rotta, era una cerniera particolare col cursore molto grande e impossibile da trovare in merceria.
Così scrissi per richiedere un nuovo cursore, mi risposero piuttosto velocemente chiedendo la mia taglia in modo da potermi inviare un nuovo smanicato.

Mi arrivò una settimana dopo!

Un ringraziamento da parte del brand

In casa mia sono tutti un pochino disordinati (mica solo io 😛 )

C’è stato un periodo nel quale il dentifricio di casa nostra era perennemente senza tappo perché “nonsisabenechi” non richiudeva il dentifricio, il tappo cadeva in terra, finiva chissà dove e il dentifricio rimaneva senza tappo.

Mi accorsi che il dentifricio della “Colgate” aveva un tappo per famiglie disordinate, è un tappo “apri/chiudi” che non si stacca dal tubetto. Finalmente avevo trovato la soluzione al mio problema, così tutta entusiasta scrissi all’azienda per ringraziarla di questa genialata!

Qualche tempo dopo ricevetti una telefonata, avevano ricevuto la mia mail e volevano ringraziarmi inviandomi degli omaggi.

Ottima idea!

Ci fu la volta che ebbi un’idea geniale!
Stuzzicadenti aromatizzati!
Scrissi subito una mail ad una nota casa di stuzzicadenti e proposi la mia idea, quella di fare stuzzicadenti con un gusto rinfrescante, visto che si usano a fine pasto sarebbe stato carino se avessero avuto un aroma tipo anice, menta, limone.

Alcuni mesi dopo mi arrivò un pacco contenente una fornitura di stuzzicadenti aromatizzati e la lettera che li accompagnava diceva che avevano apprezzato l’idea, ma gli stuzzicadenti aromatizzati esistevano già e me ne facevano omaggio.

Li mi venne il dubbio che mi avessero fregato l’idea e avessero avuto tutto il tempo per produrli metterli in commercio e regalarmene qualche scatola… ma non indagai oltre, per un anno ero a posto con gli stuzzicadenti! 😀

Quando l’azienda non comunica col consumatore.

Mi capitò di scrivere ad un noto brand di abbigliamento per lamentarmi di un capo difettoso, la fodera di un loro giubbino si era completamente strappata con un semplice lavaggio.

Non ebbi mai risposta.
Capita anche questo.

Ok, lo ammetto, ho una certa fissa nello scrivere alle aziende.

Ma ci credo davvero, credo nel “potere dell’opinione“, credo che posso avere prodotti migliori dando anche il mio parere di consumatrice.

E voi, comunicate con le aziende?

Ditemi la vostra!

Care amiche, oggi vi parlo di scarpe da ginnastica che puzzano e la cosa peggiore è che la maggior parte delle volte il cattivo odore si sente anche appena le tirate fuori dalla lavatrice dopo averle lavate.

Finalmente ho trovato la soluzione!

Dopo svariati tentativi, ho finalmente trovato la soluzione per lavare le scarpe e deodorarle completamente!

Prima di spiegare il procedimento vi spiego in due poverissime parole perchè le scarpe da ginnastica puzzano (è sapendo il motivo che ho trovato la soluzione).
La puzza è causata dai batteri che si nutrono del sudore, questi microorganismi metabolizzano il sudore e producono la classica “puzza di piedi”.
Capito che la causa del cattivo odore è causata dai batteri, l’unico modo per eliminare la puzza è eliminare i batteri.
In che modo si eliminano i batteri?
Nel caso delle scarpe da ginnastica, non basta la semplice acqua saponata ma abbiamo bisogno di maniere forti, ci serve il perossido di idrogeno, ovvero, acqua ossigenata!
Nel nostro caso, visto che le scarpe da ginnastica andranno in lavatrice, utilizziamo la candeggina delicata che contiene il famoso “ossigeno attivo”, che non è altro che acqua ossigenata 🙂
L’ossigeno attivo elimina i batteri e agevola l’eliminazione dei residui organici (pelle morta e sudore) favorendo una pulizia profonda all’interno della scarpa.

Ecco come procedo:

Riempio d’acqua una bacinella e aggiungo due bicchieri di candeggina delicata, immergo completamente le scarpe da ginnastica in modo che assorbano bene l’acqua.
Visto che la suola tende a galleggiare, faccio in modo che rimangano sottosopra, con la suola fuori dall’acqua e la tomaia immersa nell’acqua.
Lascio in ammollo fino al giorno dopo, poi metto in lavatrice e faccio un lavaggio completo con centrifuga al massimo senza aggiungere detersivo, anche perché la candeggina delicata fa tanta schiuma.
Finito il lavaggio faccio asciugare benissimo all’aria aperta se fa caldo, o accanto al termosifone se fuori fa freddo.
La perfetta asciugatura è importantissima, infatti i microorganismi si riproducono in ambienti umidi e se le scarpe rimangono umide troppo a lungo, o le si indossano ancora umide, si rischia di averle lavate per nulla.

La mia esperienza:

Uso questo metodo per lavare scarpe da ginnastica, scarpe da lavoro, scarpe in tela o comunque scarpe che possono essere lavate in lavatrice senza danneggiarsi.
Non ho mai lavato con questo metodo scarpe in pelle o che non possono essere lavate in lavatrice!!

+ Risparmio:

Per non fare un lavaggio completo solo per un paio di scarpe, cerco di lavare almeno due o tre paia di scarpe per volta, oppure aggiungo le ciabatte che usiamo in casa o i tappetini che hanno bisogno di un lavaggio.

Voi che metodo usate per lavare le scarpe da ginnastica? riuscite a deodorarle sempre perfettamente?

Scrivete la vostra esperienza nei commenti o condividetela con noi sul gruppo casa: impariamo ad organizzarci 

 

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con le ragazze de
Il giardino di FlyLady” (un gruppo di supporto del metodo FlyLady)
le quali hanno condiviso la loro esperienza sull’asciugatrice. 

Ho raccolto le loro esperienze, le ho aggiunte alle mie ed è venuto fuori questo post dettagliatissimo.

L’asciugatrice è un elettrodomestico utilissimo, purtroppo spesso non viene sfruttato nel modo corretto.
La cosa che tutte pensano è, prendere il bucato appena lavato, schiaffarlo dentro l’asciugatrice e avviare il solito programma che va bene per tutto!
Il risultato il più delle volte è un groviglio di roba asciutta ma completamente stropicciata…con la conseguenza che il tempo che abbiamo risparmiato per stendere, lo dobbiamo impiegare con gli interessi per stirare e dare un aspetto decente ai nostri indumenti.
Ma è un vero peccato avere un attrezzo così utile e non saperlo usare, ecco una lista di utili consigli per utilizzare nel miglior modo possibile la nostra asciugatrice:

Centrifugare:

Prima di mettere i capi in asciugatrice, assicuriamoci di aver fatto fare alla nostra lavatrice una centrifuga piuttosto forte, la più alta che possa fare.
Questo permetterà ai capi di asciugare in un tempo minore.

Prima di caricare:

Prima di mettere i panni in asciugatrice, sbattiamoli un pochino (come quando dobbiamo stenderli) ,allarghiamoli per bene, controlliamo che le maniche delle maglie o le gambe dei pantaloni non siano “appallottolate”, apriamo bene i calzini, insomma, evitiamo di buttare tutto raggomitolato, i capi non riuscirebbero a districarsi in asciugatrice e rimarrebbero ammassati e umidi.
C’è anche chi consiglia di riporre i capi in asciugatrice piegati in maniera semplice.

Come caricare:

Nonostante l’asciugatrice abbia un cestello notevolmente più grande rispetto alla lavatrice, non è consigliabile riempirlo completamente, il bucato non avrebbe spazio sufficiente per “gonfiarsi”col risultato che avremmo un bucato compresso, stropicciato e umido. Per avere un buon risultato non dovremmo caricare più di metà cestello.

Suddividere i tessuti:

Se mettiamo i capi così come li abbiamo tolti dalla lavatrice, dovremmo per forza impostare un programma che dura parecchio perché in mezzo al bucato c’è di tutto, dal sintetico leggero che asciuga in mezz’ora, al cotone pesante che impiega oltre due ore.
Se dividiamo i capi in base al tipo di fibra, possiamo risparmiare tempo e sopratutto ottenere migliori risultati.
Potremmo dividere i capi in tre gruppi: sintetici (asciugano in mezz’ora) , cotoni leggeri (asciugano in 40 minuti) e cotoni pesanti (asciugano in un ora e mezzo) e farli asciugare separatamente l’uno dall’altro.

Il tempo totale sarà all’incirca come quando li mettiamo tutti assieme…ma così separati, asciugheranno sicuramente meglio, e risulteranno meno stropicciati.

Scegliere il programma:

Se non ci si vuol ritrovare col guardaroba di Barbie a fine programma, è meglio controllare ciò che va o non va in asciugatrice. Alcuni tessuti, col calore e il continuo sballottamento, tendono a restringersi, ad esempio cotone e lana, ma con le dovute accortezze possiamo usufruire dell’asciugatrice anche con questi materiali.

Prima che il programma finisca:

Può capitare che i capi siano già asciutti prima che finisca il programma che abbiamo impostato…quindi, prima che finisca (se ce ne ricordiamo) apriamo il cestello e controlliamo, se è tutto già asciutto non ci resta che togliere il bucato 😉
un programma troppo lungo asciuga eccessivamente il bucato “cuocendo” le grinze e rendendole più difficili da mandar via, quindi se togliamo il bucato ancora leggermente umido, è l’ideale. Per “leggermente umido” si intende che non è secco, ma basta il tempo di piegarlo ed è già asciutto.

A fine programma:

Appena il programma finisce non ci resta che togliere il bucato e piegarlo, o sistemarlo bene in attesa di stirarlo, non lasciamolo assolutamente in asciugatrice perché il calore fissa le pieghe…e il bucato caldo che giace su se stesso, si riempie di grinze indelebili.
Se pensiamo di non poter scaricare l’asciugatrice a fine programma (perché magari non siamo in casa) facciamo in modo di impostare un programma che lasci gli indumenti leggermente umidi, così al nostro rientro potremmo riavviare l’asciugatrice ancora qualche minuto in modo che il bucato finisca di asciugare eliminando eventuali grinze, oppure usiamo la partenza ritardata, se la nostra asciugatrice ne è dotata.

Usare l’asciugatrice pre o post stendino:

Possiamo usare la nostra asciugatrice anche come accelerante di asciugatura.
Se non vogliamo/possiamo tenerla accesa per tutto un programma intero, possiamo mettere il bucato 20 minuti in asciugatrice e poi stenderlo come siamo abituate a fare, questo farà si che il bucato asciughi molto più velocemente e con molte meno grinze (agevolandoci anche in fase di stiratura o evitandoci addirittura di stirare).
Oppure usiamo l’asciugatrice dopo aver steso, togliendo il bucato ancora un tantino umido e facendo un programma corto da 20 minuti circa, così si finisce di asciugare e si eliminano parecchie grinze.

Manutenzione:

Per avere un’asciugatrice che da ottimi risultati dobbiamo ricordarci di pulire sempre i filtri e svuotare sempre il serbatoio, possiamo farlo alla fine di ogni utilizzo, sarà meno faticoso che farlo quando si blocca e non capiamo il motivo 😉
Se il programma è particolarmente lungo e con capi pesanti e molto umidi, mettiamo in pausa e svuotiamo il serbatoio, aiuterà ad asciugare più velocemente.

Lana:

Lo sanno tutti, la lana infeltrisce, sia in lavatrice che in asciugatrice. Se non siamo certi del risultato che otterremo asciugando un capo in lana, è meglio non rischiare e farlo andare da solo per pochi minuti, giusto il tempo di togliere qualche grinza e di riscaldarlo in modo tale che quando andremmo a stenderlo asciugherà prima, ma evitiamo di far fare ad un capo di lana un ciclo completo.

Lenzuola:

“Finalmente ho l’asciugatrice, posso asciugare le lenzuola senza doverle stendere”… poi le mettiamo in asciugatrice e …delusione!!
Purtroppo le lenzuola non sempre escono bene in asciugatrice, spesso tendono ad arrotolarsi e ad annodarsi tra di loro, l’ideale è metterle da sole (senza altri indumenti), e metterne una copia per volta…in mezz’ora dovrebbero asciugarsi.
Oppure mettere tutte quelle che abbiamo lavato (anche se sono più di due), farle andare 20 minuti e poi stenderle, in questo modo si asciugheranno in un batter d’occhio e non rimarranno stropicciate.
Se abbiamo il copri piumone, è meglio farlo andare da solo, tende ad inglobare le altre cose rallentando l’asciugatura di tutto.

Piumini:

I piumini (sia quelli per il letto che i giubbotti in piuma) si possono asciugare benissimo in asciugatrice ma seguendo un’accortezza, ogni mezz’ora è consigliabile toglierli, scuoterli e farli raffreddare un pochino,… l’eccessivo calore danneggia il tessuto che trattiene le piume (specie nei giubbotti di piume).
In oltre se si inseriscono due paline da tennis, si agevola lo sgroviglio delle piume.

Calze:

Se usate calze in cotone e pensate di metterle in aciugatrice è consigliabile acquistarle qualche taglia più grande infatti in asciugatrice restringono!! (se sono sintetiche non c’è problema)

Avete trovato utili questi consigli?
Volete suggerirne altri?
Unitevi al gruppo Casa: impariamo ad organizzarci e parliamone assieme.

Care amiche,
quante volte ci capita di voler togliere l’etichetta da un barattolo o un bicchiere che in precedenza conteneva un alimento?
A me capita spesso, sia con i mitici bicchieri della nutella, che con i semplici barattoli di sottacetti o sughi pronti (ebbene si, ogni tanto compro sughi pronti, mi salvano dai pranzi last minut o quando non ho proprio idee o tempo a disposizione).

Ma torniamo a noi e alle etichette e i residui di colla che rimangono sul barattolo nel tentativo di ripulirlo.

Colla idrosolubile e liposolubile

Innanzitutto dobbiamo sapere che esistono due tipi di colle utilizzate per attaccare le etichette.

-Colla idrosolubile: che si scioglie con l’acqua.
-Colla liposolubile: che si scioglie con una sostanza grassa.

Visto che difficilmente possiamo sapere con quale tipo di colla è stata incollata l’etichetta che dobbiamo togliere, il primo tentativo che andiamo a fare è quello più semplice, cioè, cercare di togliere l’etichetta con l’acqua!

Primo tentativo

-Prendiamo un contenitore abbastanza capiente, riempiamolo d’acqua calda e immergiamo totalmente il barattolo.
Lasciamo in ammollo 10/15 minuti (se necessario lasciamo anche di più), se la colla utilizzata è idrosolubile l’etichetta si scollerà completamente da sola, senza nessuna fatica. (i barattoli e i bicchieri di nutella hanno le etichette con colla idrosolubile!!)
Basterà una successiva lavata classica con spugna e detersivo e ogni leggero residuo di colla andrà via.

Piano B

Se notiamo che l’etichetta non si scolla facilmente nonostante sia rimasta in ammollo in acqua calda, molto probabilmente la colla usata è di tipo liposolubile.
In questo caso procediamo così:
-Cerchiamo di staccare più carta possibile aiutandoci col dorso di un coltello (evitiamo di farlo con la spugna altrimenti si imbratterà di carta)
Prendiamo un batuffolo di cotone o un vecchio strofinaccio e imbeviamolo con abbondante olio da cucina (che sia d’oliva o di semi no ha importanza), a questo punto strofiniamo sulla colla, noteremo che in breve tempo la colla comincerà a staccarsi dal barattolo, se è necessario prendiamo un nuovo batuffolo di cotone e altro olio e continuiamo finché la colla non sarà andata via del tutto.
Per eliminare l’olio dal barattolo procedere al lavaggio tradizionale con spugna e detersivo.

Tutto chiaro?

Ricapitolando, prima proviamo con acqua calda e se l’etichetta non si toglie col primo tentativo, procediamo col piano B utilizzando semplice e comunque olio alimentare!

Tutto qui, nulla di più semplice, senza usare sostanze tossiche come acetone, trielina, benzina… assolutamente nulla di tutto ciò!!
I barattoli di alimenti che vogliamo riciclare, non hanno bisogno dell’utilizzo di sostanze tossiche per essere ripuliti dalle etichette.

Voler usare l’aspirapolvere a tutti i costi

Ho sempre avuto l’aspirapolvere.
l’aspirapolvere è un’amica delle casalinghe, è comoda, pulisce bene, non solleva polvere, non lascia briciole, non si deve usare la paletta, è tutto in uno, è “perfetta”. Un attrezzo utilissimo che ti fa risparmiare tempo, quel tempo che non se ne ha mai abbastanza!!

Ecco perché in passato mi ostinavo a volerla usare a tutti i costi, ma ecco cosa accadeva:
La mattina sempre di corsa: “il pavimento è sporco, dopo passo l’aspirapolvere così faccio un bel lavoro!!”
Dopo pranzo: “urca, il pavimento è sempre più sporco, nel pomeriggio passo l’aspirapolvere che ora riposano tutti”
Nel pomeriggio: “uff, questo pavimento è pietoso, ma con i bimbi in giro come faccio a passare l’aspirapolvere? La passo prima di cena”
A l’ora di cena: “Caspita! È tardi, devo preparare la cena, domani mattina passo l’aspirapolvere che qui pare un’immondezzaio”

E il giorno dopo si ripartiva da capo con la tiritera.

Aspirapolvere vs scopa

Tenevo l’aspirapolvere sempre in giro perché pensavo che tanto l’avrei usata da un momento all’altro perché volevo fare un buon lavoro, ma non trovando mai il tempo per usarla, finivo col non pulire affatto il pavimento.

E così ho imparato che la scopa, quell’amica brutta, scomoda, che solleva polvere, che ha bisogno della paletta per raccogliere tutto, delle volte è molto meglio dell’aspirapolvere!!
Non sarà tecnologica e all’avanguardia, ma fa comunque il suo dovere!

In un attimo la prendo, la passo e la ripongo, non fa rumore e non ha fili che ingombrano.
Ho imparato che la perfezione dell’aspirapolvere, se non si ha modo di metterla in atto, non serve a nulla e che l’imperfezione della scopa è molto meglio che nulla!!

Quando non si ha tempo per fare un lavoro alla perfezione, è molto meglio fare un lavoro “imperfetto”, perché un lavoro non perfetto è sempre meglio di un lavoro non fatto!

Un’ aspirapolvere non utilizzata fa disordine!

Non voglio discriminare l’aspirapolvere, io la uso spesso, ma dopo pranzo, dopo cena e quando non ho abbastanza tempo per prendere l’aspirapolvere, ho sempre la mia amica scopa pronta all’uso e in un attimo pulisco i pavimenti!
Non mi ostino più a voler usare a tutti i costi l’aspirapolvere solo perché pulisce meglio della scopa, non nego che l’aspirapolvere pulisca meglio della scopa, ma se non ho tempo di usare l’aspirapolvere, ho imparato ad accontentarmi del lavoro che svolge la scopa.

Se anche a voi, amiche mie, è capitato di trascurare il pavimento perché non avevate tempo di passare l’aspirapolvere, vi consiglio di rivalutare la scopa!